Preghiera e Liturgia

Beata Vergine Maria Addolorata 2023

madonnacorona1«Voi tutti che passate per la strada guardate
e vedete e dite se vi è dolore simile al mio».

Dopo il ricordo dell’infanzia di Maria, ecco che la Chiesa subito ci invita a meditare sui dolori che segnarono la vita della Madre del Messia, corredentrice del genere umano. Mentre il giorno della nascita abbiamo considerato la grazia, la bellezza della bambina che era nata, non ci si presentava il pensiero del dolore, ma se ci fossimo posti la domanda: «Che cosa sarà mai di questa bambina?», avremmo veduto che se tutte le nazioni dovevano un giorno proclamarla beata, Maria doveva prima soffrire con il Figlio per la salvezza del mondo.

La sofferenza di Maria.
Maria stessa ci invita, con la voce della liturgia, a considerare il suo dolore: «Voi tutti che passate per la strada guardate e vedete e dite se vi è dolore simile al mio». Il dolore della Santa Vergine è opera di Dio. Predestinandola ad essere Madre del Figlio suo, l’ha unita in modo indissolubile alla persona, alla vita, ai misteri, alla sofferenza di Gesù, perché fosse cooperatrice fedele nell’opera della redenzione, e tra il Figlio e la Madre doveva esservi comunità perfetta di sofferenze. Quando una madre vede che il figlio soffre, soffre con lui e sente, per riverbero, ciò che egli prova... e Maria ha sentito nel suo cuore tutto ciò che Gesù ha sofferto nel suo corpo con la stessa fede e con lo stesso amore. Il Padre e il Figlio dividono per l’eternità la stessa gloria e la Madre e il Figlio dividono nel tempo le stesse sofferenze; il Padre e il Figlio una stessa sorgente di gioia, la Madre e il Figlio uno stesso torrente di amarezza; il Padre e il Figlio lo stesso trono, la Madre e il Figlio la stessa croce. Se si crivella di colpi il corpo di Gesù, Maria ne sente tutte le ferite, se si trafigge la sua testa con le spine, Maria è straziata da tutti quegli aculei, se gli presentano il fiele e l’aceto, Maria ne beve tutta l’amarezza, se si stende il corpo sulla croce, Maria ne soffre tutto il tormento Bousset, Discorso per la Compassione, in Opere Oratorie, II pag. 472.

La compassione.
La comunione di sofferenze tra il Figlio e la Madre ci spiega perché è stato scelto il termine Compassione per esprimere i dolori di Maria. Compassione è l’eco fedele, è il contraccolpo della Passione. Patire è soffrire e compatire qualcuno è soffrire con lui, è risentire nel proprio cuore, come se fossero nostre, le sue pene, le sue tristezze, i suoi dolori. La compassione fu così per la Santa Vergine la comunione perfetta con le sofferenze e la Passione del Figlio e con le disposizioni che lo animavano nel suo sacrificio.

Perchè Maria soffre...
Parrebbe che Maria, concepita senza peccato, ignara di ogni male, non avrebbe dovuto soffrire. Se Dio, che tanto ama il Figlio, gli diede la sofferenza in eredità, bisogna che la sofferenza sia un bene notevole. Ma siccome, dopo il Figlio ama la Santissima Vergine più che tutte le altre creature, anche a lei l’ha offerta come il più ricco dei doni. Del resto, unita come era al Figlio, era opportuno e in un certo modo necessario che Maria provasse la sofferenza e la morte, perché noi imparassimo da lei, come dal Figlio, ad accettare la sofferenza, che Dio permette per il nostro maggior bene. Maria si offri liberamente, unì volontariamente il suo sacrificio e la sua obbedienza al sacrificio e all’obbedienza del Figlio Gesù, per portare con lui tutto il peso della espiazione. È entrata nella Passione realmente con tutto il suo essere, con il cuore, con l’anima, con l’amore più vivo, ha sofferto nel cuore quanto Gesù ha sofferto nella carne e vi sono teologi che affermano che abbia sentito anche nel corpo le stesse sofferenze provate da Gesù nel suo e, dato che alcuni Santi hanno avuto l’onore di tale privilegio, ci è permesso pensare che anche Maria lo abbia avuto.

La sofferenza di Maria viene da Gesù.
La sofferenza di Maria non comincia solo sul Calvario. La sua infanzia fu senza dubbio tranquilla ed esente da pene. La sofferenza cominciò con Gesù, «questo bambino molesto - dice Bossuet - perché dove entra, entra con la sua croce, porta con sé le spine e le divide con quelli che ama». «Causa dei dolori di Maria è Gesù. Tutto quello che soffre viene da Gesù, si riferisce a Gesù, alla sua ragione di essere, il suo fondamento in Gesù».
La solennità di oggi, che ci presenta Maria sul Monte Calvario, ci ricorda, insieme con il dolore supremo, tutti gli altri dolori che riempirono la vita della Santa Vergine. La Chiesa si è fermata a considerarne solo sette, perché questo numero esprime sempre l’idea della totalità e dell’universalità e, nel responsorio del Mattutino, richiama in modo particolare i sette dolori che le procurarono la profezia del vecchio Simeone, la fuga in Egitto, la perdita di Gesù a Gerusalemme, il trasporto della Croce, la crocifissione, la deposizione dalla Croce e la sepoltura del divin Figlio, dolori che fecero veramente di lei la Regina dei Martiri.

Maria Regina dei Martiri.
Maria Regina dei Martiri: con questo bel titolo la Chiesa la saluta nelle Litanie. Che abbia veramente sofferto lo afferma Simeone quando le dice: «Una spada trapasserà la tua anima». Di qui è evidente che supera tutti i martiri, perché gli altri hanno sofferto per Cristo nelle loro carni, ma non hanno sofferto nella loro anima, che è immortale, mentre Maria ha sofferto in questa parte di sé, che è impassibile, la sua carne ha sofferto, per così dire, spiritualmente la spada della Passione di Cristo ed è così più che martire. Avendo amato più di tutti, più di tutti ha sofferto e la violenza del dolore trapassò la sua anima, ne prese possesso a testimonianza del suo amore indicibile. Avendo sofferto nella sua anima, fu più che Martire, perché il suo amore, più forte della morte, fece sua la morte di Cristo.

Il suo amore, causa di sofferenza.
Per misurare l’estensione e l'intensità della sofferenza della Santissima Vergine, bisognerebbe capire quale fu il suo amore per Gesù. Fu amore ben diverso da quello dei Santi e dei Martiri. Questi soffrono per Cristo, ma il loro amore addolcisce i tormenti e qualche volta li fa dimenticare. In Maria niente di tutto questo: il suo amore aumenta la sofferenza. «Natura e Grazia concorrono a determinare nel cuore di Maria impressioni molto profonde. Nulla è più forte e più pressante dell’amore naturale per un figlio e dell’amore che sa dare la grazia per Dio. I due amori sono due abissi dei quali non si penetra il fondo, né si comprende l’immensità…» Bossuet.

La nostra gratitudine a Maria.
Dice Sant’Alberto Magno: «Come il mondo è tutto debitore di nostro Signore Dio, così lo è della Vergine per la sua compassione». Conosciamo oggi meglio, o Maria, che cosa hai fatto per noi e quanto ti dobbiamo. Tu ti lamentasti perché «guardando gli uomini e cercando fra essi quelli che ricordavano il tuo dolore e ti compativano, ne trovasti troppo pochi». Non vogliamo aumentare il numero dei figli ingrati e ci uniamo perciò alla Chiesa nel ricordare le tue sofferenze e mostrarti la nostra gratitudine. Sappiamo, o Regina dei Martiri, che una spada di dolore ti trapassò l’anima e che solo lo Spirito di vita e di consolazione potè sostenerti e fortificarti nel momento della morte del tuo Figlio. Sappiamo soprattutto che, se tu hai salito il Calvario, se tutta la tua vita, come quella di Gesù. fu un lungo martirio, ciò avvenne perché tu dovevi compiere presso il Redentore e in unione con lui il ruolo che la nostra prima madre, Eva, compì presso Adamo nella nostra caduta. Ti salutiamo così, con amore e riconoscenza, «nostra Regina, Madre di Misericordia, nostra vita e nostra speranza» e, sapendo che la nostra salvezza è nelle tue mani, ti consacriamo tutta la nostra vita, perché, sotto la tua potente protezione, con la tua materna guida, possiamo raggiungerti nella gloria del Paradiso, dove, con il Figlio, vivi incoronata e felice per sempre. Così sia!

Sia lodato Gesù Cristo.
 
Gueranger, L’Anno Liturgico,
vol. IV, Fede e Cultura, 2018.

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